“Cesare Pavese: cent’anni di solitudine?” E’ questo il tema del convegno svoltosi a Brancaleone presso l’Hotel Altalia con cui l’ABC(Associazione Brancaleone Cultura) ha inteso celebrare il centenario della nascita dello scrittore Cesare Pavese, confinato nella cittadina jonica reggina dall’agosto 1935 al marzo 1936. Per l’occasione è stato promosso un annullo filatelico da parte di Poste Italiane su cartoline che riproducono il volto di Pavese e sul cui sfondo campeggia il paesaggio di Brancaleone. Sono state coniate, pure, dall’orafo Aldo Ferraro,delle medaglie ricordo in argento che riproducono, sempre, il volto di Pavese, uno scrittore e poeta molto amato in Italia e nel mondo tanto che le sue opere sono state tradotte in diverse lingue. “Chissà quante altre opere di Pavese avremmo letto – ha detto Maria Festa, scrittrice, poeta e critico letterario – se non si fosse suicidato a soli 42 anni?”. Infatti, Pavese, ha posto fine alla sua esistenza il 27 agosto 1950 in un albergo di Torino, l’Hotel Roma, morto suicida. Il filo conduttore del convegno è scivolato, appunto, sulla solitudine di Pavese il quale sin da giovanissimo è stato rapito da questo terribile sentimento che lo ha accompagnato per tutta la sua vita. Sicuramente questa sua inquietudine ha influito sulla sua produzione letteraria che, attraverso la quale, ha consegnato alla storia pagine indimenticabili di narrativa e stupende poesie .Paolo Sanna, giornalista, scrittore, poeta e studioso delle opere pavesiane, nel corso del suo intervento, ha cercato di far capire al pubblico presente in sala lo stato d’animo di Pavese, il suo modo di essere e di sentire, la sua natura, il suo travaglio interiore, la sua prorompente forza di creazione, le sue aspirazioni, la sua magnifica solitudine. Sanna legge un brano di una lettera di Pavese scritta all’età di diciassette anni inviata ad un suo amico e compagno di scuola, Mario Sturari, dalla quale si evince il suo turbamento interiore. “Il mio male non è poi’ la malinconia consueta – scriveva Pavese – è una lotta di tutti i giorni, di tutte le ore contro l’inerzia, lo sconforto, la paura. E’ una lotta, un contrasto in cui si va affilando e temprando il mio spirito”. Queste frasi la dicano lunga sulla personalità molto complessa dello scrittore il quale ha dovuto lottare tutta una vita. Maria festa, dal canto suo, da esperta e profonda conoscitrice delle opere pavesiane, attraverso una magistrale relazione, ha tracciato con un linguaggio chiaro e convincente il tormento che ha caratterizzato tutta la vita di Pavese citando, a sostegno delle sue argomentazioni, le numerose opere attraverso le quali è possibile captare tutto il suo malessere di vivere. Anche la relazione del giornalista Antonio Prestifilippo, molto partigiana, letta da Teresa Cristiano, in quanto impossibilitato a partecipare al convegno perché ammalato, ha contribuito a qualificare un incontro-dibatitto ben riuscito sotto tutti i punti di vista. Ha brillantemente coordinato i lavori Maria Luisa Brancatisano, Dirigente dell’ABC la quale si è avvalsa della preziosa collaborazione del poeta dialettale Bruno Salvatore Lucisano, organizzatore e responsabile della manifestazione. Infine, va segnalato che parte dei proventi ricavati dalla vendita delle cartoline saranno devoluti in beneficienza a favore dell’Associazione Italiana Ricerca sul cancro.